Monococco testimonianze

Spigolature letterarie sul monococco

Mietitrice anno 1904
Nel 1904 Marco Marro insegnava al Regio Istituto Tecnico e alla Regia Scuola degl'Ingegneri di Roma, quando diede alle stampe il secondo volume del suo Corso Generale di Agronomia, dal titolo Coltivazione delle Piante Erbacee (Paravia Editore). Nell'introduzione scrisse: 

"L'Italia sarà ricca e potente quando diverrà prospera la sua agricoltura" 

Sfrondando la retorica un tantino altisonante caratteristica dell'epoca, la frase rimane attuale nell'esprimere l'auspicio - tuttora da conseguire - che vengano valorizzati il settore primario e la cruciale questione della produzione di buon cibo per una nazione.

Alla pagina 217 del volume il prof. Marro così descrive il Triticum monococcum:

"Si distingue per avere ordinariamente un sol seme per ogni spichetta. La spica è molto compressa e aristata. Tallisce abbondantemente, è pochissimo soggetto alle malattie, il fogliame è di un verde vivo. Non dà che prodotti molto piccoli.

Una volta era molto più coltivato di ora. Gli antichi scrittori latini lo citano sovente, ma attualmente la sua coltivazione in Italia è limitata a qualche alta valle dell'Appennino. Anche negli altri paesi d'Europa essa ha poca importanza e si mantiene soltanto in alcune ristrette parti di regioni montuose e poco fertili, come il centro della Francia, la Lorena, il Giura, la valle del Reno, la Svizzera, la Svevia, la Franconia, l'Ungheria e la Russia. 

La causa principale che ha fatto restringere la coltivazione di questo cereale sta nella difficoltà della macinazione, perché prima di ridurlo in farina bisogna farlo passare sotto macine speciali per liberare i chicchi dagl'involucri che li coprono. In compenso ha sul frumento parecchi vantaggi, che si possono riassumere nei seguenti:

  • Ha maggior forza di assimilazione, quindi può prosperare su terreni più poveri e più aridi.
  • Teme meno la siccità e può coltivarsi su terreni leggeri e sabbiosi, ove il frumento non farebbe buona riuscita.
  • Resiste di più ai rigori degl'inverni rigidi, è più robusto, quindi conviene più del frumento ai paesi molto freddi.
  • Tallisce molto, si può seminare più rado e può servire a formare dei buoni erbai.
  • Non alletta ed è pochissimo soggetto alle malattie.
  • Dà una farina fina e bianca, con la quale si può fare del pane bellissimo. In Germania e nella Svizzera i pasticceri la preferiscono a quella di qualsiasi altro cereale."